Luton


A metà strada tra il Los bastardos di Escalante e la recente produzione di deriva lanthimosiana (del resto la pellicola è prodotta dallo Tsourgiannis di Kynodontas e dal Konstantakopoulos di Miss Violence La última película, anche questo in concorso al TFF31), Luton descrive un nuovo scenario, nonché un nuovo percorso stilistico, più minimalista ancora di quello delineato dalla Tsangari di Attenberg, in quel weird greco che sta riscuotendo un certo successo di pubblico e critica un po' ovunque, e lo fa attraverso un minuzioso lavoro di sottrazione che non può che portare a un risultato implosivo nella sua straboccante negatività; al contrario dei colleghi Lanthimos e Avranas, però, Michalis Konstantatos affronta il sociale in maniera introversa, ambigua, subdola, considerandolo come addizione di quotidianità stanche, rattrappite, oclofobiche, nettamente statiche come i piano-sequenza che più che inquadrare rinchiudono e racchiudono i tre protagonisti del film inchiodandoli alle loro esistenze ataviche e, con essi, gli spettatori del film. «Osservando la vita quotidiana di varie persone che mi stanno intorno, ho cominciato a notare che tendono a condurre esistenze progressivamente sempre più statiche; vite che li opprimono che e danno luogo a comportamenti patogeni. Contemporaneamente, le esplosioni di violenza e di comportamenti illeciti diventano frequenti ovunque e la maggior parte delle volte nascono senza un episodio scatenante da persone insospettabili» (Konstantatos): la società che determina gli individui che determinano la società, un circolo vizioso che il regista coglie lucidamente, in maniera più disincantata che cinica, imperniando così il suo esordio nell'intreccio di tre vite apparentemente incongrue (uno studente borghese, un negoziante col vizio del porno e un'avvocatessa che vuole a tutti i costi toccarsi e farsi toccare) che sfocerà in un diluvio di violenza solo apparentemente ingiustificata o anarchica ma in realtà necessitata dal sistema di una Grecia che pare incapace di rialzarsi in piedi. Un film distopico, verrebbe dunque da pensare, ma non è così, perché Luton, che lo si voglia o meno, che ciò turbi o meno, è un film profondamente ancorato alla realtà della propria nazione ed è, con ciò, una pellicola drasticamente realista: ancora una volta, la cinematografia greca, che quest'anno ha già trionfato al Torino Film Festival con il formidabile e diametralmente opposto Sto Lyko, non delude.

6 commenti:

  1. Ecco, lo sapevo che a suo modo meritava. Però: "Luton descrive un nuovo scenario, nonché un nuovo percorso stilistico, più minimalista ancora di quello delineato dalla Tsangari di Attenberg... che lo si voglia o meno, che ciò turbi o meno, è un film profondamente ancorato alla realtà della propria nazione ed è, con ciò, una pellicola drasticamente realista: ancora una volta, la cinematografia greca... non delude."
    Su questo non vedo l'ora di poterci mettere le mani addosso. Cos'altro hai in programma per oggi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ti deluderà, ne sono certo. Oggi comunque in programma ho Jodorowsky e i f.lli Coen, oltre a "La plaga", "Flood tide" e "Alligator tears".

      Elimina
  2. Risposte
    1. Scrivimi per mail: talkinmeat@gmail.com

      Elimina
  3. ..intanto grazie x avermi fatto recuperar il film.
    non male..sicuramente un regista da tener d occhio, anche se mi aspettavo qualcosa in più.
    Ho apprezzato il minimalismo.. ma ad un certo punto si trasforma in iperrealismo e iperviolenza, e in quell istante si perde quell'equilibrio volutamente precario che era riuscito a creare precedentemente.
    Kynodontas penso sia x ora inarrivabile, ma penso anche che non dobbiamo ostinarci a paragonar tra loro questi film greci..ognuno vive di vita propria, li trovo molto personali..
    si ,forse li lega un certo malessere universale e una fotografia asettica stupenda

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, a me è piaciuto proprio per quello: a un certo punto le cose si esprimono, e lì c'è l'anarchia. Non credo che si trasformino, penso proprio che le cose giungano a espressione e che l'espressione di quel minimalismo sia l'iperviolenza di cui tu parli. A ogni modo, 'sti greci mi hanno un po' stancato.

      Elimina