«Cosa può il cinema?» Cadenze #2: L'Isis e il cinema (David Lynch)



Cosa può il cinema? Registrare. Se il cinema, oggi, attira così tante attenzioni è perché funziona molto meglio delle altre arti. Cos'è l'arte? Ciò che può. E cosa può? Può registrare. L'arte è un dispositivo di registrazione, che l'uomo utilizza come protesi per portare un campo d'intensità alla sua soglia d'attenzione. Non c'è produzione di realtà né d'irrealtà, al cinema, perché la realtà è unica (piano d'immanenza), e non c'è distinzione tra quella che viviamo quotidianamente e quella che esperiamo in una sala cinematografica o in una pinacoteca: se ci riguardano, è perché le viviamo e, se le viviamo, è perché fanno parte di un'unica realtà (piano di consistenza). Una realtà che, appunto, è come un piano, e su questo piano si stagliano campi d'intensità che abitiamo più o meno consapevolmente. Abitare un campo d'intensità, però, significa escluderne altri o, meglio, non tutti i campi d'intensità s'incrociano, alcuni si escludono a vicenda: essere umano, del resto, è di per sé un campo d'intensità, così come essere lupo, e l'uomo non vede ciò che può scorgere il lupo. Così, l'uomo ha scoperto l'arte e ha scoperto che l'arte ha questo dono incredibile di portare le intensità alla sua soglia d'attenzione. Coutinho ha consumato un'intera vita per compiere un'operazione simile, ed altri sembrano intenti a percorrere una strada simile (Sylvain George, i registi della dGenerate...), e così Benning, Brakhage, Dwoskin - martiri dell'immagine (cosa può il cinema?). Ma non si pensi, ora, che tutto ciò valga soltanto per ciò che concerne qualche avanguardia o il cinema più prettamente documentario. Anche Hollywood registra, e si è sempre registrato, sempre e soltanto, anche nei teatri di posa. Non esiste la rappresentazione e non c'è alcuna mimesis dell'arte. Come spiegare, altrimenti, il pathos di fronte alla finzione? I film di finzione registrano la finzione (così come l'inviato di un telegiornale locale, che sceglie accuratamente l'angolo, la direzione da cui riprendere un evento particolarmente caotico e rivoluzionario come la presa di una rete televisiva o qualcosa di più fascista ma ugualmente caotico come una carica di polizia, non registra l'evento ma nemmeno lo rappresenta, bensì registra la sua angolatura, l'idea che egli ha di quella situazione), non rappresentano nulla - e per questo ci angosciamo quando guardiamo un film di Hitchcock. Brandon Lee è morto in uno studio cinematografico, e la sua morte non è stata una rappresentazione. Né significante né significato, né forma né contenuto: «No hay banda». È quello che non ha capito Lynch: 

No hay banda. 
È tutto registrato. 
È tutto un nastro. 
È solo un'illusione.

Al contrario, semmai: è tutto registrato, ed è per questo che non è un'illusione ma ha direttamente a che fare col reale, perché l'arte è un regime di cattura e ogni esperienza artistica implica un'esperienza immersiva da parte dello spettatore e un emergere del possibile dalle profondità dell'opera, che è a sua volta un campo d'intensità. No hay banda, c'è solo la realtà. No hay banda, la realtà è un corpo in cui s'inscrivono campi d'intensità. No hay banda, dispositivi di registrazione li portano alla tua soglia di percezione. Non c'è rifugio. Cosa può il cinema? Questo*.

Autore del testo: poor Yorick
Pellicola: [Video diffuso dall'ISIS sulla morte del pilota giordano]



* Mi scuso per aver condiviso un link tratto da ilGiornale ma non sapevo dove altro andarlo a pescare, quel video.

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