«Cosa può il cinema?» Cadenze #3: Intoxicated by my illness



Cosa può il cinema? 
Quanto dolore hai dovuto soffrire, Stephen? 
La macchina tra le sue mani trema mentre riprende se stesso nel lettino d'ospedale, il volto intubato. Riprende se stesso mentre la sofferenza lo percuote, ma è una vita intera che fa questo. È un dolore che avviluppa, soffocante, onnipresente. Diventa un po' nostro.  
Che vita è stata la tua, Stephen? Che ha voluto dire per te questo male? Intossicato dalla sua stessa sofferenza, le sue costrizioni sembrano ripercuotersi in ogno anfratto della sua vita. Il dolore non è un attimo, non ti abbandona, questo la fotografia non può mostrarlo, solo il cinema, solo il cinema conosce il dolore. Si riprende incerto, con difficoltà, ed ecco che quella incertezza si rivela: Stephen non mostra un uomo che prova dolore, mostra il dolore stesso. Come un quadro di Pollock, come guardare dentro le sensazioni, le forme interne, il braccio tremante, una frusta di colore. Quella mano incerta diventa veicolo della sofferenza stessa, ne diviene mostrazione. Pain Is... Perché mi sento così legato a te, Stephen? Quelle immagini, quel tuo volto, non è tanto un guardarti, quanto un guardarmi. Mi sei di specchio. Quel tuo volto intubato è il mio volto. Non puoi far altro che scavarmi dentro, vai a prenderti ricordi ormai lontani, impolverati. Ricordo gli inverni passati attaccato alle macchine, rantoli dal costato, aghi la sera, medicine e dolore. Non prendere troppa aria nei polmoni, bambino, altrimenti la tosse si riaccenderà. Faceva davvero male, e non smetteva mai, non potevo abbassare lo sguardo, chiudere gli occhi, e ritrovarmi guarito. Era sempre lì, come un ronzio di sciami, un fischio continuo, un dolore che non si poteva quietare. Hai lanciato questo ponte Stephen. Una vita passata a riprendere il tuo dolore, a mostrarlo, perché non potevi fare altro, era sempre lì, sempre presente, sempre pronto a ricordarti che domani sarebbe stato ancora vivo. Tremo solo al pensiero di quello che devi aver sofferto. Pain Is... ma cos'è il dolore davvero? Perché mostrarlo? La macchina lo riprende intubato, paralizzato dalla sua malattia. Si mette a nudo, totalmente, cade ogni corazza, e anche l'intimità del sesso non può non essere analizzata, e sembra anch'essa intossicata dal suo dolore, ogni gesto come influenzato da esso, atto sessuale mimesi di un lettino d'ospedale, lacci di cuoio e macchine per respirare: dove è arrivata la macchina è arrivata la sofferenza. Respiro piano, per paura di riaccendere una tosse che non c'è più da anni. Hai sempre mostrato, un giorno e la vita, un'ora e un attimo, percezione e pensiero, nssuna barriera a dividere, flusso d'immagini. Sei stato Joyce, e forse nemmeno te ne sei accorto, così concentrato ad isolare e analizzare il tuo dolore. Perché mostrare tutto questo tuo soffrire, Stephen? Guardo il tuo volto e penso a quello di un amico, all'amore che provo per lui, alla madre malata. Il pensarci spezza la gola, blocca le mie dita.... penso a quando ritenni che sarebbe stato giusto riprenderla, riprenderla per quell'amico. Ma perché? Per donare a lui ancora un attimo, perché tutto non finisca, per avere un momento in più insieme, un momento ancora, per non dimenticarsi, per resistere contro il dolore e la stupida fine. Tutto quello che sto scrivendo forse dovrebbe rimanere tra noi, Stephen, non so, troppo privato, troppo soffocante. Guardo il soffitto sopra di me, conto le macchine passare, le guardo riflesse sul muro, attimi che rimbalzano. Hai cercato di creare quel momento in più, quel ricordar(si)e a noi ogni istante, un tuo giorno, una tua vita. È stata la tua resistenza al dolore, il tuo slancio oltre esso. Non potevi sconfiggerlo, ma lo hai esorcizzato mostrandolo, ne hai fatto la materia stessa per i nostri occhi. Guardo il soffitto, fuori fa freddo, sento le ruote passare nelle pozzanghere, ti immagino uscire di casa con le tue grucce. Avrei voluto scrivere di più, essere più analitico e profondo, ma sento che il nostro è un dialogo tra cuori, battito per battito. Il mio volto, il tuo volto, lo stesso volto. Mi sento sconfitto dopo tutte queste parole, come se rimanesse impossibile spiegare cos'è il dolore. So solo che il dolore è tempo, è presenza costante, solo il cinema. Tossisco, forse solo di riflesso. Vorrei dirti mille altre cose, ma è troppo tardi. Quanto dolore, Stephen... Non permetterò che venga dimenticato. 
Cosa può il cinema?

Autore del testo: Maurizio Marras
PellicolaIntoxicated by my illness di Stephen Dwoskin

21 commenti:

  1. Ciao Yorick, leggendo un po' il tuo blog mi sono imbattuto in questa toccante Cadenza#3 "INTOXICATED BY MY ILLNESS". Sinceramente non sapevo chi fosse Stephen Dwoskin, ma ho subito provveduto. Comunque volevo chiederti se potevi aiutarmi a trovarlo. Grazie.

    Ah, un'altra cosa, sai per caso se sono reperibile in rete i sottotitoli di "Los Ultimos Cristeros" di Meyer?

    Ciao!

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    1. Eh, auguri, quei sottotitoli non li vedremo mai. Anyways, quel Dwoskin ce l'ho, se hai pazienza fino a lunedì posso passartelo.

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    2. Alla fine li ho trovati i sub eng per Los Ultimos Cristeros :)

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  2. Ah, peccato. Ma i dialoghi sono tanti ed è indispensabile capirli? A te è risultato difficile?

    Per Dwoskin...lunedì ti scrivo una mail;)
    Grazie

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    1. Eh, i dialoghi sono abbastanza consistenti, però - boh - io ti consiglio di vederlo, anche perché, purtroppo, non c'è altro modo.

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  3. Vabuo, se ne vale la pena. Certo, l'idea di non capire praticamente nulla un po' spaventa. Ma se il film è davvero ottimo (come ho intuito dalla tua entusiasmante rece(che però risale a più di un anno fa, quindi non so se l'entusiasmo è rimasto tale)), una visione se la merita dai;)
    Ciao!

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    1. No, a dire il vero ero convinto che questo fosse il suo esordio.
      Informandomi ho notato che ha diretto addirittura 6 lavori(compresi i cortometraggi).
      Comunque, per primo tu intendi "Wadley" o "Moros y cristianos"?

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    2. Wadley. Quello non ha dialoghi, o me ha in maniera davvero esigua. Ed è un capolavoro. Se vuoi te lo passo. Anche El calambre ha dialoghi, ma ci sono i sub in inglese...

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  4. Wow, grazie Yorick! Si mi farebbe molto piacere...sarebbe un ottimo inizio per avvicinarmi ad un regista che non mi sento assolutamente di trascurare.
    Grazie ;)

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  5. Ciao Yorick, ho finalmente visto questo ''Intoxicated by my illness''...che dire, ti ringrazio di cuore per avermi dato la possibilità di visionare ed esperire un' opera del genere. Una visione unica, non avevo mai assistito ad una così profonda interazione tra la Vita/Morte e il Cinema.
    Il pezzo di Maurizio Marras che hai postato è veramente splendido e sentito.
    Tu hai visto altro di Dwoskin? Ci sono altre sue opere che (mi) consiglieresti? Un'altra domanda, il suo cinema è accostabile (anche minimamente) a quello di Brakhage?(non conosco il cinema di Stan e so che a te piace particolarmente, quindi se ho ho fatto un paragone erroneo perdonami ;)

    P.S Ho visto anche Wadley...bellissimo, assolutamente nelle mie corde. El Calambre, purtroppo non l'ho potuto scaricare in tempo. Ti avevo scritto una mail in cui ti chiedevo se potevi ripassarmelo. Comunque se ci son problemi non importa ;)

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    1. Mah, non credo che Brakhage e Dwoskin abbiano granché a che spartire, onestamente... Comunque di Dwoskin ho visto quasi tutto, e merita parecchio.

      Non ho ricevuto la tua mail, dove l'hai inviata?

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    2. No, giunto niente, nemmeno in spam.

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    3. Scusa, mi ero perso questa tua conferma.
      Vabbè, come ti dicevo volevo solo sapere se eri disponibile a ripassarmi il film di Meyer.

      Ciao!

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    4. Ah, pensavo non t'interessasse più. Se hai pazienza (io oggi e domani sono via), te lo riuppo, basta che mi ricordi la tua mail.

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    5. No no, solo che mi era passato di mente anche a me. Comunque ho riscritto qui giusto per dirti quella cosa su Los Ultimos Cristeros.
      Per El calambre gentilissimo ;)

      La mia mail: pietrocollalti@libero.it

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  6. Ah scusa, volevo anche chiederti se ci fosse la possibilità di reperire ''Fogo'' e ''Malaventura''.
    Ciao e grazie ancora!

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    1. Fogo si trova facilmente in giro, Malaventura, invece, è più complicato.

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