«Cosa può il cinema?» Cadenze #4: 4 secondi



Cosa può il cinema? 
Passano 4 secondi esatti prima ch'egli esca dall'inquadratura. 4 secondi ci mette quest'uomo ad attraversare l'occhio di una macchina lì presente per documentare le macerie di una città dopo il grande sisma.  
4 secondi... in 4 secondi quest'uomo riesce a penetrare nella mia memoria, la sua figura diviene parte di me, la sua immagine si fa mia. 
Quell'uomo è esistito davvero, è stato l'amato e l'amante di qualcuno, padre e figlio, amico e rivale. Ha avuto un'esistenza i cui riverberi sono visibili ancora oggi. Quella camminata appartiene ora ad altri, è la memoria genetica di qualcun altro. 
4 secondi. 4 secondi per (di)spiegare una vita, quando ci vorrebbe l'eternità per raccontare un giorno, ci ricorda il grande operaio del cinema. Questo è tutto il tempo che mi è concesso per conoscerlo, perché tra me e lui si instauri un rapporto, perché lui possa divenire parte della mia memoria. Ma lui esiste anche fuori dall'immagine? La sua esistenza è ancora presente dopo quei 4 secondi? 
Sempre il grande operaio affermò che l'amato è l'antitesi dell'immagine, della memoria. Solo chi ama può divenire immagine. Quest'uomo avrà amato? C'è una sua immagine anche al di fuori di questi 4 secondi? Qualcuno ancora ne porta il ricordo? Diventa un cruccio, un'ossessione sapere di lui, di quella camminata, di quel cappello. Ormai è parte di me, e voglio conoscere quella parte. 
4 secondi perché l'immagine di una vita diventi di qualcun altro. In quei 4 secondi vive un uomo che oggi non c'è più, ancora cammina qualcosa che forse già è stato dimenticato. Barthes affermava che al cinema manca quell'interruzione dell'atto mnemonico che è proprio della fotografia. Il cinema ci restituisce l'illusione del movimento eterno, di una vita che non finirà mai. Io ho 4 secondi in cui far rivivere in eterno quest'uomo e la sua memoria. Posso estrapolare da quei fotogrammi tutta la sua esistenza? Egli avrà avuto una memoria come la mia, anche lui sarà stato possessore di figure ormai dimenticate. È davvero andato tutto perduto? Potrei lanciarmi nell'atto folle, cercar di scoprire da dove proviene quel video, quale città, quale via, sfogliare anagrafi, cercare possibili parenti, irrompere nel suo passato. Ma cosa potrei raccontare di lui, alla fine?  
Ci vorrebbe l'eternità per raccontare un giorno, risuonano le parole del grande operaio. La macchina si muove in avanti, sono passati i 4 secondi, già egli è lontano dalla mia mente, eppure la malinconia mi assale, è una sconfitta a cui non si può porre rimedio. E dal fondo latteo della ripresa, laggiù, ecco comparire una piccola folla, custodi a loro volta di altre memorie perdute, mai accessibili. 
4 secondi... Cosa può il cinema? 

Autore del testo: Maurizio Marras
Pellicola: [Riprese d'archivo di un terremoto accaduto a San Francisco nel 1906]

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