«Cosa può il cinema?» Cadenze #5: The end of an age (O fim de uma era)



Cosa può il cinema? 
Due volti, uno sguardo che si incrocia, un momento che racchiude una vita intera. I due sguardi si abbassano, non rimane nulla. L'amore, d'altronde, è semplicemente il tempo tra due sguardi, il primo e l'ultimo. 
Ricordo la prima volta in cui ci vedemmo. Musica in lontananza, il frescume della palestra allestita a cinema, come batte forte il cuore, sullo schermo gli zombie di Romero. Arrivi, vestitata da tirolese, catturi lo sguardo, lo fai tuo, tu, che ti muovi tra l'ironia e la sensualità, il primo sguardo. E ricordo l'ultimo, un saluto da un bus in partenza, le porte che si chiudono. Come batte forte il cuore. Occhiali da sole, nemmeno mi restituisci quel primo sguardo. 
Il cinema vive tra quei due sguardi, ritorna tra essi anche quando sono passati. Guardo una nostra foto, un attimo congelato, che sia l'inizio o la fine non importa, è un attimo, un momento. il cinema non vive in quell'attimo, vive nel deterioramento, nello sfilacciarsi di quegli sguardi. Il lento deterioramento, un sasso eroso dal mare. È il decadimento, la discesa, il cinema la mostra tutta. Ci siamo fatti così male scendendo, noi due. Perché alla fine il problema di amare è questo, non è raggiungere il limite, il punto estremo e più alto, è ridiscendere quando si arriva lassù, trovare una via per abbassarsi, perché non è possibile amare sempre con quell'intensità per tutta la vita, l'uomo non può farlo. Lei sorrise a lui, o forse no, un amore comunque nacque, dissolvenza, lei non c'è più. Quella dissolvenza è la loro discesa, ne basta una, rimane il ricordo, la malinconia. Torno un poco indietro, qualche secondo, lei sorride di nuovo a lui, dissolvenza. Avrei voluto fare un film su di te, avrei voluto fare di noi immagini e memoria, ricordare il tuo sguardo, la tua eleganza nei gesti, il tuo sorriso, doppia fossetta, gli occhi a guardarmi dentro, anche troppo in profondità. Avrei voluto fare un film su di te, ma forse oggi sarebbe l'ennesimo passaggio di questo film, un'ulteriore fine di un amore, di un'era da raccontare. Sarebbe memoria di noi, di quella salita, di quella discesa, così rovinosa. Avrei voluto riprenderti, solo così avrei potuto notare i tuoi leggeri cambiamenti, quell'odiarmi sommesso, quel sospiro più lungo, ti soffoco, perdonami, non volevo, ma ti amo, sono 6 anni che non faccio altro, tutto il resto è una vita dai contorni sbiaditi. Sarebbe rimasto il cinema a ricordarsi di noi, mentre ora la nostra storia potrebbe anche non esser mai esistita. Note sul cinema o note su di noi? Non importa, ormai non esiste più una differenza, le due cose sono compenetrate, vivono insieme, non c'è più un confine. 
Cammina sul bordo di una piscina, donna di carne o fantasma, non importa, il ricordo di una fine, l'ennesima. Cammina sul bordo della piscina, lui la osserva, narra. Amore, deterioramento, fine, malinconia. Cammina sul bordo della piscina e questa camminata attraversa tutgo questo, archivia. Quanto saranno? 5 metri? Un amore, 5 metri. Solo il cinema può. Solo il cinema mostra lo spazio tra ogni metro, Muybridge. Ma il cavallo alla fine alzava davvero tutte e 4 le zampe in corsa? "E dormivamo" dice lui. Anche noi amavamo dormire. Abbiamo passato così tanto tempo a dormire, corpi incrociati, una selva di carne, il tuo odore è così difficile da togliere dai vestiti. Volevo fare un film su di te, sul nostro non far nulla. Era così pieno di vita. Mi ero pure scordato di aver paura della morte, non esisteva più. Torno un po' indietro, passo passo passo. Cammina sul bordo della piscina. Conosco già l'esito di quella camminata, cosa ci sarà in fondo, ma prima di toccare la sponda, in quello straccio di tempo, io potrò ancora dimenticarmi della morte? Passo passo passo, ci conosciamo da 6 anni, eppure lo sapevamo già da prima, ricordi? Stessa spiaggia per tutti e due, bambini, guarda, le meduse. Andiamo a salvare i bagnanti. C'eri anche tu? Stessa spiaggia, quel sorriso lo ricordo, doppia fossetta. L'amore è la fine di un'era, c'è un momento in cui si spezza tutto, negli occhi di una persona lo si può notare, ma prima arrivano le crepe. Rallenty. Come un bicchiere che cade, la frattura, l'esplosione. La fine di un'era, che sia una rivoluzione o l'affetto di due persone, il cinema sta sempre lì, sempre presente, mai ad abbandonare. 
Hai vissuto il mio corpo con amore, lo hai saputo fare, dopo altre, per prima. Per prima, sì, perché non c'era stato nulla fino ad allora, meccanica, autismo della carne. Poi arrivi tu, un bacio sotto la mia camicia, crolla tutto. È davvero difficile trovare una strada per scendere. Si sono chiuse le porte di quel bus. Occhiali da sole, nemmeno mi restituisci il primo sguardo. Abbiamo scritto l'ennesimo passaggio di questo film. Rimane il ricordo tra due sguardi, la memoria della discesa, rimane il ricordo di un amore, quello per te, qualcos che non sarebbe dovuto finire mai, che si è bruciato troppo presto. Avrei voluto fare un film su di te, ma eri diventata anche più importante del cinema. Ma ora, ora che rimane soltanto un pacco col tuo nome, le nostre foto, m'accorgo dell'unico amore per cui ho saputo ridiscendere la vetta, senza farmi male, amore che si rinnova, senza bruciarsi. Volevo fare un film su di te, ho fatto un film sul cinema e il mio amore per esso. Oh, ma lumiere! 
Cosa può il cinema?

Autore del testo: Maurizio Marras
PellicolaO fim de uma era

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