«Cosa può il cinema?» Cadenze #7: Intervista


Cosa può il cinema? 
Avrei così tante domande da farvi, Marcello, Anita... Questo cinema è magia, magia e sogno, materia onirica. Nasce dalla bacchetta di Mandrake e, puff, nuvola di fumo, le luci si abbassano. Anita, meravigliosa Anita, hai aperto casa tua per noi, dopo così tanti anni che non ci si vedeva più! Ma è realtà o sogno? È cinema o sta accadendo davvero? Non importa, non ora. Si disvela il telo, lo schermo delle ombre. Quante cose da chiedervi. Ballate, ombre proiettate di un tempo. E compaiono le vostre forme di qualche lustro fa. Sono i vostri riflessi? Siete voi i riflessi loro? Per un attimo passato e presente si toccano. Guardate ciò che eravate un tempo, 24 volte al secondo, ogni secondo del vostro passato insieme. Mi accorgo di essere solo un intruso. Per me sono 24 fotogrammi al secondo, ma per entrambi, ogni spazio tra di essi è una storia, un aneddoto, un piccolo universo di emozioni che vive tra di voi. Questo momento è solo vostro, il cinema può stare unicamente a guardare. Falla ballare ancora, Marcello, falla ballare su quel telo che è sogno, una volta, ancora mille. Non esistono parole per descrivere tutto questo, dovrei inventare una nuova lingua per farlo, che malinconia. Ma questa lingua esiste già. Cinema mio, falli incontrare di nuovo, ancora quegli sguardi. Che magia, quello che fu cinema e finzione, ora si reincontra, malinconicamente, rivivendo ciò che fu. Ma stiamo riprendendo anche ora! 
Sì, non importa, siamo solo ospiti, ricordi? Questo momento è per loro. Quanto tempo intercorre tra le ombre su quel telo e quegli occhi? Quanti anni? In quello spazio la luce non percorre qualche metro, percorre quasi tre decenni. E quante cose ci stanno in quei decenni, quante cose non dette, non fatte, quanti sentimenti un po' sfumati. Sembra un sogno, eppure quel momento un tempo fu, davvero eravate lì, davvero vi toccavate, davvero recitavate (?), davvero vi parlavate, davvero, forse un po', vi amavate. Quel tempo esiste ancora, quella luce esiste ancora, la custodisce la pellicola. E ora, qui insieme, vi restituisce ogni sensazione, ve le ridona. Oh Marcello! Oh, mia Anita! Che strano vederti qui, Anita, che malinconia. In un momento imprecisato del futuro mi ritroverò, così vorrà il destino, a guardarti in questa cucina, mentre tu riguardi te stessa di qualche anno fa, questo incontro così strano per lo spirito. E nel frattempo passeranno ai telegiornali la notizia della tua scomparsa da questo piccolo pezzo di terra, sarà allora un po' più grigio. Nulla di programmato, solo una coincidenza... È strano il tempo, la grande materia del cinema, e in questa cucina, ora, tutti i tempi collimano. Siete nuovamente in quella fontana. Dietro il telo, come sempre, a nascondere ogni segreto tra i fotogrammi. «Ho così tante domande da farti, Anita...»
Fagliele, Marcello, non esitare! Domandale di lei, chiedile dove è stata tutto questo tempo, se è mai uscita da quella fontana, chiedile se ti ha mai, un poco, amato davvero. Non siamo più ospiti, forse la macchina si è pure spenta, è finito il rullo.  
Non importa! Questa è la realtà, sta succedendo davvero, registriamo con gli occhi, quelle parole non stavano in nessun copione. È la realtà sognata, il sogno è più forte di ogni reale. Forza Marcello, parlale! E, per un attimo, ogni spazio tra i fotogrammi si fa chiaro anche per noi. Ogni sguardo, ogni sussulto, ogni carezza, ogni parola dolce, ogni ombra, tutto ciò che l'occhio dell'obbiettivo non ha contemplato, ora è qui! Un universo nel cuore si dischiude, ho visto coi vostri occhi! 
Ma dura un attimo. Come un sogno, sfila via tra le dita, mi concentro per recuperarlo, ma più ci penso, più i contorni si perdono, sfumano. «Che è, avresti mica un goccetto di grappa?». 
Sei proprio uno scemo, Marcello. Il rullo riparte, di nuovo azione, di nuovo nella messinscena, eppure nei tuoi occhi brilla ancora quella malinconia, quel ponte che ti stava portando a dire parole rimaste bloccate su una sponda di 30 anni fa. Le immagini continuano a scorrere, ma lo sappiamo, siamo vicini ad un addio. Ancora un passo di danza dentro la fontana, vi prego, guardatevi ancora, ancora...
Puff, uno sbuffo di fumo, il telo si apre, APPLAUSO!!! Che grandi attori, che recitazione!!! 
Ora spegni quella dannata macchina però, perfavore, ho un granello di sabbia nell'occhio... 
Cosa può il cinema?

Autore del testo: Maurizio Marras
Pellicola: Intervista di Federico Fellini

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