Endless, nameless


Quella persona che vedi soffocare, lì, muore davvero. Non è cinema, è un'osservazione, e perciò è cinema. Endless, nameless (Thailanda, 2014, 23'), il cortometraggio in super-8 di Pathompon Mont Tesprateep, si costituisce di osservazioni, frammenti, giochi di militari e animali che non fanno mai paura, vuoi perché siano finti o vuoi perché domabili, come il cobra. Non c'è niente che faccia paura, e quell'uomo lì muore davvero, lo vedi steso a terra, esanime, ed è morto. Vien da pensare a Farocki e Ujică, alla loro maniera di far proliferare gli eventi storici in Videogramme einer Revolution (Germania, 1992, 106'), ma non c'entra niente, perché qui gli eventi semplicemente emergono, non proliferano. Cosa dovrebbe proliferare? Endless, nameless è un cortometraggio frammentario e allo stesso tempo compatto, che mantiene le distanze pur essendo indissolubilmente legato alla realtà che descrive senza circoscrivere, ovverosia il giardino di un qualche capo militare, e tutto ha come quest'aria osservativa che ha poco a che fare con la contemplazione, poiché, di fatto, non si contempla nulla, semplicemente si osserva, ed è da questa osservazione che le registrazioni fanno affiorare il registrato, una quotidianità silenziosa e allarmante, inquietante proprio per il suo silenzio, che l'avrebbe altresì rinchiusa in quel giardino: tocca al cinema farla emergere, e Pathompon Mont Tesprateep non fa che questo, quasi il suo fosse qualcosa di più di un semplice fare-film e che anzi questo fare-film implicasse un compito che è un incarico, un fardello, un dovere etico. Allora, il recupero di quel passato, ineluttabilmente presente, si mostra qual è, e cioè un'operazione cinematografica - eminentemente ed esclusivamente, perché è giusto il cinema che può non solo attualizzare ma anche e soprattutto diffondere, sfondando i recinti del giardino militaresco o portando quei recinti in ogni schermo del mondo, ciò che è successo nel silenzio della Storia. La Storia, così, diventa cinematografica, ma diventa cinematografica non alla maniera hollywoodiana, che di fatto monumentalizza il processo storico, bensì attraversando il cinema: non è una rappresentazione, è che la Storia, ora, passa attraverso il cinema, e Pathompon Mont Tesprateep dà testimonianza soprattutto di questo, del farsi luogo storico del cinema, anarchico e proliferante.

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