Erewhon


Cosa andrà a colpire quel missile? È questa la domanda che emerge da Erewhon (Nuova Zelanda, 2014, 88'), il lungometraggio di Gavin Hipkins: cosa andrà a colpire quel missile? Ci vengono mostrate immagini, ma le immagini non sono nulla, se è ciò che quel missile andrà a distruggere. Mari, vacche, rottami. Anche i rottami saranno annientati. Urge chiarezza. The port (Nuova Zelanda, 2014, 17') andava a palesare una realtà intrinsecamente cinematografica o, il che è lo stesso, un cinema eminentemente reale: era il cinematografo come macchina del tempo, sicché era più o meno corretto pensare che il tempo fosse di per sé un principio fondamentalmente cinematografico, che non nella sua purità ma solo a posteriori sarebbe stato iniettato di spazialità, divenendo spazio-tempo. Quando? Quando il cinema si sarebbe incrociato colla realtà. Qui è diverso, qui il divenire si arresta o c'è un arresto che è propriamente un divenire (la cosa non è meglio chiarita); ed è il romanzo di Samuel Butler a rischiarare tutto, quel libro in cui l'utopia è vera, concreta, reale nel momento stesso in cui si riversa in distopia, così come lo spazio-tempo è tale solo all'incrocio di cinema e realtà. Si ha dunque a che fare con qualcosa di distopico, con un divenire-reale che è immediatamente un divenire-distotipico, ma cos'è che realizza e distopizza? Naturalmente, il cinema. Il cinema, infatti, è quel missile che riassume tutte le situazioni, tutte le immagini, alla sua punta, le sintetizza in sé. La realtà è disparata, senza cinema, e con ciò non si vuole dire che il cinema sia un soggetto trascendentale capace di sintesi a priori in grado di riunire in un panteismo, tanto virtuale quanto cosmico, l'immanenza del reale, poiché il reale non sopporta che questo, l'immanenza, e il cinema è il missile, la luce che abbaglia il reale e mostra la sua natura univoca; non è un caso, dunque, che Hipkins scelga il missile, faccia attraversare tutto il mondo da un missile la cui esplosione riassumerà il cosmo non in una parcelizzazione d'elementi ma in uno scoppio, un boato, un fuoco universale in cui tutto sarà unito e indifferenziato (una volta ancora).

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