Looms (Teares)


Ci sono tre parche. Una fila il filo della vita, un'altra dispensa i destini, un'altra ancora taglia il filo della vita. Ma chi fila, dispensa e taglia il destino delle parche? L'opera di Mónica Baptista, Looms (Portogallo, 2014, 37'), indaga questa dimensione, che non è catartica ma è comunque sospesa nel tempo, pura temporalità. Il mediometraggio, però, non si presenta come un al di là del tempo, bensì come un tempo che è al di là di se stesso e che rimane integro, originale, autentico; è il tempo delle parche, appunto, delle tessitrici, quindi di un mestiere che quelle tre donne incarnano e permutano sui loro propri corpi. In questo senso, la costruzione della diga di Castelo de Bode assume i connotati di un evento, che precede e storicizza il corpo, e con esso il mestiere, delle donne, che allora ha tutto un loro da farsi per divenire quel qualcosa di metafisico che ci presenta, registrandolo, il film della Baptista. Qual è questo da farsi? In effetti, sembrerebbe che non sia altro il (de)corso storico che taglia gli eventi, decodifica le potenzialità, blocca le congiunzioni: è la storia il luogo del martirio, poiché la storia è effettivamente una produzione socio-economica governata dall'esterno, impiegata a piegare i significanti, le vite, i mestieri al grande Significato che significa, uccide e reifica il mestiere in lavoro, generatore di plusvalore. Non è un caso, quindi, se i bordi dell'immagine siano perpetuamente offuscati, annebbiati, poiché il solo modo per risalire a ciò che la Storia ha pervertito è appunto la coscienza singola, cioè del singolo, dell'individuo, che agisce sulla Storia in maniera eversiva, producendo sintesi che raggruppano in sé una vita. Che vita? Ecco il significato delle parche, la loro necessità e la loro stringenza: non si tratta più di fare del materialismo dialettico, ma di trovare nella persona ciò che è stata un'epoca, ripiegando un certo evento storico (la costruzione della diga) sulla soggettività che ha vissuto quell'evento (le tessitrici); è il percorso diametralmente opposto a quello che accade in ambito capitalista, dov'è invece la soggettività a piegarsi secondo un evento storico che agglutina in sé la molteplicità potenziale che si attua nella vita, in una vita. In questo senso, Mónica Baptista cerca davvero un al di là del tempo e Looms non è che il ritrovamento di questo tempo al di là del tempo, temporalità pura che non cessa di attualizzarsi nella memoria e nell'immagine e che resta comunque dispersiva e potenziale in ogni momento: un tempo al di là della Storia, un'economia non più di valore ma di cultura, produzione soggettiva, recupero di una linea generativa per mezzo della quale la tessitura è passata di madre in figlia, perché è là, proprio nel legame madre e figlia, nella filiazione e nell'alleanza, che la Storia non può intervenire se non trasversalmente (non è vero, Edipo?), essendo quel legame qualcosa di così unico, irripetibile, soggettivo e diretto che buca le statistiche e non è comprimibile in un'unità, in un dato che la Storia pretende e va poi a generare, quando però quel legame è come spezzato. Il lavoro, allora, può davvero rendere liberi, ma solo perché attraverso il lavoro si concretizza un legame intimo e autentico che è ciò che in ultima istanza rende effettivamente liberi, reificando la propria carica liberatrice in ciò in cui si manifesta (non solo il lavoro, ma anche il lavoro). 

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