Night Soil - Fake Paradise


Film anomalo, Night soil - Fake paradise (USA/Olanda, 2015, 32'), forse volutamente anomalo, o forse sono io non ci sto più capendo niente. E il punto è: c'è un'anomalia nel mediometraggio di Melanie Bonajo? Se c'è, senza ombra di dubbio non dev'essere ricercata nella rappresentazione, visto che, di fatto, in arte non si rappresenta proprio nulla, ma da qualche altra parte, che non si sa bene dove e quale sia, questa parte, poiché tutto ciò che salta all'occhio non rievoca altro che un'idea rappresentativa, di rappresentazione, quindi si dovrebbe parlare di Night soil - Fake paradise come un tentativo di registrare la rappresentazione. Ora, questa rappresentazione non è tanto l'effetto quanto l'ipotesi di una dimensione percettiva post-Ayahuasca, una bevanda quechua dalle proprietà curative ed effetti allucinatori, sicché è palese sin da ora in che senso sia doveroso parlare di rappresentazione: se c'è una rappresentazione essa non è altro che il rimando a una realtà altra, che il cinema non può cogliere perché eminentemente soggettiva e deve quindi differire da essa in maniera marcata e palese, sì da rievocarla senza territorializzarla. Quel che ne esce è appunto Night soil - Fake paradise, che non si pone, come molto cinema sperimentale, l'obiettivo di far proliferare l'allucinatorio nell'immagine cinematografica ma concepisce, dal canto suo, l'immagine cinematografica come il luogo di una riflessione su ciò che sta nel fuori-campo, senza per quanto introiettare il fuori-campo nel quadro: l'Ayahuasca rimane così l'incomprensibile, poiché, appunto, il quadro non può comprenderla, ma il quadro in sé non resta vuoto, segno di un'assenza, di una mancanza, di una privazione, bensì si compone come ciò che, se non tende, quantomeno riflette verso l'Ayahuasca. È uno specchio, in cui la cosa non sussiste effettivamente, attualmente, ma insiste per proiezione. È come quando, nel medioevo, si parlava di Dio facendone l'oggetto di una teologia negativa che, di fatto, lo escludeva da sé per includerlo in sé. E in questo senso è l'anomalia, Night soil - Fake paradise, perché si configura davvero come un anomalo, una fuga rispetto a un'oggettità supposta come tale, quasi a dire che ciò che davvero conta non solo non è nel cinema ma il cinema è forse il mezzo ideale per evocarlo, per poterci porre l'accento e il focus. È per questo che il cinema è immanente: esso costituisce un piano nel quale il quadro è contiguo rispetto al fuori-campo, piano d'immanenza in cui tutto sussiste e insiste, continuamente e contiguamente, ma che il cinema ha il potere di illuminare solo, appunto, considerando e concretizzando un fuori-campo rispetto al quadro, quindi di definire una contiguità infinita, che è appunto il piano d'immanenza. Così, il lavoro della Bonajo non solo mostra tutta la sua pertinenza cinematografica nell'esprimere le potenzialità cinematografiche ma si fa anche aderente all'oggetto trattato, a quell'Ayahuasca che agisce nel momento in cui si fa fuori-campo rispetto al corpo, esprimendo così tutte le potenzialità di quest'ultimo.

Nessun commento:

Posta un commento