The obvious child


Ne L'immagine-movimento Gilles Deleuze, a proposito del cartone animato, scriveva: «Se appartiene pienamente al cinema, è perché il disegno non vi costituisce più una posa o una figura compiuta, ma la descrizione di una figura che si sta sempre facendo o disfacendo, attraverso il movimento di linee e di punti presi a istanti qualsiasi del loro perverso. Il cartone animato rinvia a una geometra cartesiana, e non euclidea. Non ci presenta una figura descritta in un momento unico, ma la continuità del movimento che descrive la figura». The obvious child (Inghilterra, 2013, 12') agisce proprio sul piano del componimento, della composizione, quindi del ritmo e della cadenza: la domanda che attraverso di esso Irwin pone non è se debba o no appartenere al cinema bensì se appartengo o meno al mondo dell'animazione. Ci appartiene? Sì, perché è grazie a questo farsi-disfarsi della figura che The obvious child agisce colla sua potente vena anarchica e iconoclasta. No, perché il farsi-disfarsi della figura è pressoché impercettibile, e tutto è come plasticizzato in qualcosa che assomiglia molto a un pugno. E il punto è proprio questo: che appartenga o no all'animazione, The obvious child fa dell'animazione un motivo di soppiantamento dell'animazione stessa, attraverso contenuti a metà strada tra il gore e il troll e un'emergenza che non è quella del disegno, che si fa e si disfa, ma del disfacimento totale, che è in fondo tutto ciò che resta alla fine, senza per questo facendo risultare il cartone animato nel suo complesso un che di autistico. O, meglio, sì, è autistico, ma proprio perché è autistico funziona e funzionando fa lavorare il gore e il troll, la pace e la guerra, l'innocenza e la perdizione: è un cortometraggio fondamentalmente deviato e deviante, The obvious child, e lo è a partire dalla forma, quella appunto d'animazione, sulla quale la trama, incaricata dell'immagine, retroagisce e destituisce. E in questo senso è un disastro, il film di Irwin, nel senso più proprio di decomponimento: prima, quello della forma e poi, siccome comunque la trama è iniettata di forma, quello del contenuto stesso (il massacro dei genitori della coniglietta protagonista) - ed ecco il capolavoro, dunque, il profluvio d'anarchismo che fuoriesce da quest'opera: è un disastro, è il disastro, e non c'è più distinzione alcuna, non più pace e guerra ma pace della guerra e guerra della pace, forma del contenuto e contenuto della forma, innocenza della perdizione e perdizione dell'innocenza, goretroll.

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