#NOFEST16: Cosa fare con il fuoco



«Cosa fare con il fuoco» è l'affermazione prometeica che non può essere svolta in interrogazione. Forse abbiamo sbagliato, nel tempo, a riflettere troppo. Non che non ci siamo posti le domande giuste, semmai l'interrogazione stessa sarebbe dovuta avvenire su un piano che non l'inclinasse, torcendola contro se stessa: la rieducazione stessa quale estrema forma di riflessione - come insegna il compagno Mao - non poteva che succedere a qualcosa che era piuttosto un atto, un gesto che facesse di essa, cioè della rieducazione, un'azione, radicalizzandola in tutta la sua potenza effrattiva. Dal canto nostro, abbiamo da sempre preferito la teoresi alla praxis, e il fatto che ci sia una pratica della teoresi non è necessario che declini la stessa praticamente: le nostre domande, i nostri dubbi, le discussioni che abbiamo avuto la fortuna di avere con registi e amici, anche quelle più audaci, non lasciano che la certezza di ulteriori dubbi, della necessità di ulteriori domande, ma sono questa certezza e questa necessità che corrono infine il rischio di non manifestarsi se non privatamente. Certo, lo scorso anno il #nofest, Alla fine della baldoria, pur nella sua forma virtuale, ha avuto una sua pregnanza, ma era ancora troppo aleatorio, troppo ancorato a un regime (quello virtuale, appunto) in cui esso veniva a manifestarsi tra le altre cose, tra altri accadimenti e, purtroppo o per fortuna, come altri accadimenti; non è forse il problema di internet il fatto che tutto possa manifestarsi, peraltro spesse volte col minimo rischio e/o con dubbia fatticità? e questo fatto, che tutto possa manifestarsi in internet, non è in fin dei conti reso possibile da un'ammissione a priori dell'equipotenzialità di qualsiasi cosa accada in campo virtuale, equipotenzialità che è sempre lì lì per definire e connotare costitutivamente ogni accadere virtuale? In internet, un evento come può esserlo un riot ha lo stesso peso di un video di spacchettamento su YouTube, e il lancio di una molotov non è strano che diventi una gif. Ora, sarebbe stupido da parte nostra sputare sul piatto su cui abbiamo sinora mangiato, poiché, in effetti, il nostro pensiero cinematografico ha attecchito su internet, col blog prima e con Facebook e YouTube poi, ma sentiamo ora la necessità di un movimento ulteriore, che non vada - beninteso - da internet al reale, inteso come campo attuale piuttosto che virtuale, poiché ciò sarebbe troppo facile, e si correrebbe comunque il rischio di demistificare il reale col virtuale; piuttosto, sentiamo l'esigenza, l'impellenza, la necessità di un movimento che sia sommamente reale, che si attui ciò sul campo del reale senza proseguire da internet ma, semmai e qualora riuscisse, fondasse retroattivamente ciò che finora è stato realizzato solo virtualmente, su internet. Per questo abbiamo pensato alla seconda edizione del #nofest esclusiva del reale: il 27 e il 28 maggio 2016, al teatro filarmonico di Piove di Sacco (Padova), su patrocinio del Comune e in collaborazione con l'associazione Nuova Scena, si svolgerà Cosa fare con il fuoco. Nella prima serata verranno proposti due cortometraggi e un film sulla guerra urbana, mentre la seconda sarà incentrata sul cinema italiano, quello che r\esiste davvero. Il titolo di quest'edizione, dunque, dovrebbe rimandare, da una parte, al fuoco della molotov, che distrugge, e, dall'altra, al fuoco del primo proiettore a carbone, che crea l'immagine; due momenti, questi, in stretta connessione tra loro, poiché non si deve pensare alla creazione come ciò che segue la distruzione: la distruzione è creazione, la creazione è distruzione. Questa, per noi, la sola acquisizione teoretica che valga nel percorso nostro sinora compiuto su internet, e da qui l'esigenza, la stringenza anche di accadere in - e far accadere realmente - questo nofest, questo cinema così sempre ai margini o centrale solamente quando si tratta del campo virtuale di internet; si tratta, nei fatti, di ridare consistenza, di far guadagnare terreno e centralità a un cinema che, altrimenti, apparirebbe centrale solamente su internet o nei soliti salotti perbene che molta critica (o supposta tale) in Italia ha voluto crearsi per confinarsi (il reale, per loro, è davvero troppo...). Inoltre, e per progredire nella nostra etica, cioè in quello che abbiamo capito di poter fare e che dunque dobbiamo fare, etica che crediamo abbia definito il blog sin dai suoi esordi, nel suo percorso di ricerca e sperimentazione, abbiamo deciso di proporre una specie di concorso o, meglio, di bando per tutti i registi esordienti che abbiano la voglia di parteciparvi: a questo proposito, vorremmo programmare uno o più cortometraggi di autori italiani finora sconosciuti o inediti, persone che seguono il blog, sperimentano cinematograficamente e non hanno ancora avuto occasione di presentare pubblicamente, se non su internet, le proprie opere. Chiunque voglia, quindi, potrà inviarci, alla mail talkinmeat@gmail.com, un suo cortometraggio; non ci sono obblighi di alcun tipo, l'importante è che per esso e in esso si sia sperimentato: il cortometraggio o i cortometraggi che ci sembra/no più interessante/i sarà/nno proiettato/i nel corso del #nofest16. Naturalmente, non è che si vinca qualcosa, perché l'arte, per quanto ci riguarda, non ha mai avuto a che fare con la competizione; in aggiunta, vorremmo sottolineare che entrambe le serate saranno ad ingresso gratuito, poiché il cinema, ancora per quanto ci riguarda, non dovrebbe essere pagato, la qual cosa è stata genesi di dinamiche a dir poco problematiche; infatti, pur cercando fondi a destra e a manca attraverso sponsorizzazioni di vario genere, abbiamo ricevuto quasi esclusivamente porte in faccia; avremmo potuto tentare la via del crowdfunding - che si diversifica, a nostro parere, dalla sponsorizzazione poiché colla sponsorizzazione il privato ha comunque in cambio una pubblicità, quindi, di fatto, si paga quella, non il cinema, cosa che invece avverrebbe nel crowdfunding - ma questa nuova moda ci sembra, come i tempi più recenti attestano, una moda atta a veicolare dei prodotti non tanto per la loro validità cinematografica (o che altro) bensì per la base sociale (d'amicizie virtuali etc.) che precede l'opera (cinematografica e non), sicché ciò che promuove il crowdfunding non è il cinema ma la sua socialità, e il cinema, ancora per quanto ci riguarda, non è mai stato un affare sociale. Del resto, i problemi economici non sono che alcuni dei vari problemi che ci si sono presentati, ma non per questo abbiamo deciso d'affliggerci e di mollare tutto: sappiamo che questo cinema - come accennavamo sopra - ha ben poca realtà perché il cinema stesso, in quanto tale, non ha realtà (ce l'ha il cinema come momento sociale, semmai), e se il nostro scopo è d'essere reali cinematograficamente allora il contrasto è prima di tutto con la realtà, non tanto con un altro tipo di cinema come invece avviene sui social, dove i contrasti sono così ridicoli ed effimeri che è persino difficile definirli tali: il cinema deve affliggere questa realtà, con tutte le conseguenze che ne derivano. Questa, sommariamente, la base concettuale da cui è nata la volontà o, meglio, per cui s'è sentita l'esigenza, la stringenza, la necessità di portare il #nofest in un cinema piuttostoché replicare le dinamiche dell'edizione precedente, Alla fine della baldoria. Non è che ci siamo stancati del virtuale, è che sentiamo un bisogno diverso e crediamo che questo bisogno sia intimamente cinematografico: è un bisogno di realtà, dunque un bisogno non più sociale ma d'ambienti e individui, non delle due cose separate, ché separatamente ambienti e individui ti fregano sempre (ci si fraintende, non si comunica, si chiacchiera per sopperire all'assenza di un linguaggio che sia comune, e molto spesso ci si tradisce o non si è mai abbastanza onesti, forse perché davvero non ce n'è la possibilità), non abitando tu il loro campo d'esistenza. Ecco, pensiamo che il cinema possa e debba essere un campo d'esistenza così come non lo è mai stato salvo rare occasioni, e questo è più o meno tutto: ancora una volta e in ogni caso, avant la guerre.



PROGRAMMA


Venerdì 27 maggio

~2000h: Proiezione del primo cortometraggio scelto tra quelli del bando: Salvatore Insana, Notice of Storm (italia, 2016, 8')

~2015h: Titoli di testa

~2100h: Proiezione dei seguenti film:
• Sylvain George, N'entre pas sans violence dans la nuit (Francia, 2008, 21')
• Margaret Rorison, One document for hope (USA, 2015, 7')
• 無, Il Tubo delle cose 2 (Italia, 2016, 70')

~2230h: Discussione sul tema della guerra urbana



Sabato 28 maggio


~2000h: Proiezione del secondo cortometraggio scelto tra quelli pervenuteci in merito al bando: Fabio Nosotti, Laudato Ingentia Rura (Italia, 2015, 8') 

~2010h: Ragguagli sulla serata

~2015h: Proiezione dei seguenti film:
• Enzo Cillo, Light night (Italia, 2016, 11')
• Mauro Santini, Frammenti di vita trascorsa (Italia, 2014, 36')
• Morgan Menegazzo & Mariachiara Pernisa, Psicopompo (Italia, 2015, 33')
• Fabio Scacchioli & Vincenzo Core, Bang Utot (Italia, 2015, 27')
• Teresa Masini, Luma (Italia, 2015, 4')
• Ignazio Fabio Mazzola, da DO a DA (Italia, 2015, 7')
• Carlo Michele Schirinzi, Oligarchico (Italia, 2007, 14')
• Riccardo Vaia, Transito del tempo in una superficie ad accoppiamento di carica (Italia, 2013, 7')
• 無, Tamata (Italia, 2016, 6')

~2230h: Tavola rotonda con i registi

~2330h: Titoli di coda






1 commento:

  1. Speriamo ve lo facciano fare anche l'anno prossimo.

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