Pratiche della visione #8: Una lettera a Mauro Santini



«BRUCIA SANTINI AI GIARDINI CON I BAMBINI DI MARCO DIMITRI!»
(DSA Commando, Funeral Commando)

Santini,
non sappiamo bene come iniziare questa lettera e, a dire il vero, non riusciamo nemmeno a capire se questa sia una di quelle lettere aperte o no; quel che è certo è che, due o tre cose su di te, avremmo da dirle, ma il problema è che non capiamo se queste cose siano per te oppure per gli altri: per te, perché riguardano te, oppure per gli altri, che hanno letto l'agiografia che ti abbiamo dedicato e che, nonostante Locarno e Torino rifiutassero i tuoi ultimi film, sono riusciti a conoscere il tuo cinema. Quel che è inopinabile è che il tuo fare ciellino ci ha definitivamente rotto i coglioni, e ci sorge come il dubbio che sotto la patina del tuo cinema, specie qualora lo si rapporti alla tua persona, si celi qualcosa di ben più losco e inquietante. Purtroppo, è abbastanza tardi, notte inoltrata, sicché non abbiamo tempo né voglia di divagare e arriviamo subito al punto: oggi sono uscite le prime anticipazioni della Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro, e a quanto pare in programma risulta un film di Robert Todd, quello stesso film che è stato montato con materiale girato anche a Pesaro nel corso di Lost satellite, ovverosia questo. Ora, a noi non risulta di essere stati ufficialmente partecipi dell'iniziativa, ma ciò per il semplice fatto che sarebbe stato pleonastico, dal momento che, Todd, in Italia lo si conosce grazie a noialtri, che scrivemmo di Cove (USA, 2012, 7') quando tu ancora facevi le fila a Oberto, pensando che gli fregasse qualche cazzo del tuo cinema, memore, probabilmente, di quando a Torino, oltre alle quote rosa, c'era pure quel signore di Turigliatto, e non avevi ancora iniziato a girare, come poi facesti con quelle tue mani sporche di brezza marina e fallimento, Fine d'agosto (Italia, 2015, 21'), il film che ebbe la sua anteprima italica (e mondiale, se escludiamo quella retrospettiva, di cui - a differenza dei tuoi solerti amici importanti, che infarciscono le colonne di Doppiozero e ilManifesto - noi abbiamo scritto) al NOFEST 2016 - Cosa fare con il fuoco, al quale tu nemmeno ti degnasti di partecipare (ma ti riconosciamo che almeno in quell'occasione, il film, ci permettesti di presentarlo: forse allora non eravamo abbastanza scomodi?), come peraltro non ti degnasti di partecipare ad altre diverse cose in cui avremmo avuto il serio piacere di coinvolgerti, da r\esistenza a quella chiacchierata su Satellite, per la quale accampasti scuse random - ma con il sorriso democristiano tuo solito, per fortuna. Insomma, secondo quale logica non ci hai avvisato che Todd sarebbe stato, di nuovo, proiettato in Italia? Detto in altri termini, a quale teoretica fai riferimento per dedurre una morale che ti porti a pensare che il fatto che un film di Todd venga proiettato in Italia debba saperlo prima Armocida che noi? quello stesso Armocida che, nonostante Lost satellite fosse bollato come affare della Mostra, si comportò come te con noi al NOFEST, anzi più indegnamente ancora, perché lui, anziché essere a Pesaro per il workshop e le proiezioni, era a un concerto dei Red Hot Chili Peppers. Ti rendi conto, vero, che è assurdo? o forse no, non lo è affatto: forse per te il cinema di Todd non è altro che un modo come un altro di farsi notare, ché portarlo in Italia, visto che ancora nessuno l'ha fatto (eccetto noi, ma noi non abbiamo spazi, a differenza tua che stai nel comitato scientifico della Mostra a rimpinguare la senescenza di Bruno Torri), avrebbe potuto attirare a te qualche attenzione che coi tuoi film non riuscivi più ad attirare (non è un caso che dopo l'esperienza di Todd, che hai firmato, ti sei rimesso a girare - o sbagliamo?)... del resto, se sei amico di Censi un motivo ci sarà: e - com'è noto - l'arrivismo è una malattia sessualmente trasmissibile. Abbiamo guardato, per la prima volta, Il fiume a ritroso, qualche sera fa, e ti giuriamo che avremmo preferito essere violentati in galera piuttosto che subire un abuso simile: perché, tra i vari film che ci hai passato, quando siamo venuti a Pesaro, a casa tua, per poterli avere (perché non c'era altro modo), quello non c'era? e perché non c'era nemmeno quell'altro, che girasti con quel venduto (a Torino, guarda caso) di Maderna? Noi abbiamo una teoria. Eccola: tu sei il Mekas italiano. Sì, finisci di farti la sega che hai iniziato non appena l'hai letto ché mo' te lo spieghiamo, così capisci anche perché, Mekas, noi lo prenderemmo a pugni in gola. Di fatto, Mekas è uno di quei registi che gira film sperimentali o underground o come cazzo li chiami perché non ha mai trovato i finanziamenti per fare quello che voleva. Come Tonino De Bernardi. Come te. Ed è questo il punto: i tuoi film sono fondamentalmente ipocriti, il tuo «piccolo cinema» è tale solo ed esclusivamente perché non trovi un produttore... forse ci stiamo spiegando male, quello che intendiamo dire è che tu fai una diaristica solamente per rimpinguare un curriculum e aver qualcosa da presentare a un produttore per poter fare davvero quel che hai voglia di fare, che di certo non è nulla di underground né, tantomeno, di sperimentale: è per questo che hai voluto a tutti i costi il lungometraggio di Romano e L'Innocente, perché ti rispecchiavi nel loro fallimento. Che non è quello dei Marnero, sia chiaro: non è la ferita di Bousquet, e non lo è nel momento in cui voi non contro-effettuate ciò che si effettua, perché avete dimenticato che l'evento non è ciò che accade ma in ciò che accade - e non riuscite ad estrapolare, a selezionare in ciò che accade il senso, che è per l'appunto l'evento. Qual è l'evento? L'evento è Todd. Il cinema di Todd, cui noi abbiamo dedicato ciò che tu nemmeno a un figlio riusciresti a dare (e forse è per questo che dici che i tuoi film sono come figli). Ora, le questioni sono due: (1) come cazzo ti permetti di portare in Italia Todd senza bussare; (2) come cazzo ti permetti di svendere Todd a Torri? Riguardo al punto (2), chiariamoci: è chiaro che Armocida sia la segretaria di Torri. Il manifesto della nuova edizione di Pesaro riguarda Rossellini (quando si dice «nuovo cinema», eh?..), e la tavola rotonda su Rossellini la fa Torri. Quindi il festival - perché è indegno nei confronti di Micciché chiamare quel qualcosa Mostra, che nelle sue parole aveva un significato ben preciso (cfr. l'articolo di Biondi ne Il resto del Carlino datato 1° giugno 1965) - è fondamentalmente l'espressione del potere, mai contestato, di Torri. Torri che fonda la Mostra e lascia il governo di ciò che ha fondato a un prestanome, sì da agire indisturbato, nell'ombra, così da lasciare che l'origine del suo potere sia infondata e, dunque, il suo potere inoppugnabile e incontestabile - la cancellazione dell'opinione, del pensiero. (In termini rozzi, così almeno capisci che stiamo dicendo, perché non sappiamo che rapporto tu abbia colla lettura schmittiana di Hobbes: Armocida è un nazgûl di Torri, così come Spagnoletti etc... del resto, cambiare un presidente, ad es. Spagnoletti, risolve davvero il problema, incarnato da Spagnoletti, se chi ha deciso il presidente - Spagnoletti, Armocida... - è lo stesso?). Riguardo, invece, al punto (1): non ti sembra paradossale, se non addirittura ipocrita, non avvisarci? La Mostra inizia il 17, e il programma sarà dato solamente il 9, il che significa che a quelli della Mostra non frega un cazzo di niente che ci sia qualcuno che ci vada, perché naturalmente una persona ha bisogno di un certo preavviso per organizzarsi e muoversi; invece, il preavviso non viene dato, e questo perché a quelli della Mostra basta che ci siano i giornalisti, ovviamente invitati e pagati e soggiornati a spese della Mostra medesima (ma loro devono scrivere gli articoloni, come ad esempio quelli dell'aficionados Ottone): a loro non frega un cazzo che ci siano altre persone, oltre ai giornalisti (e, ovviamente, ai bagnanti) - che vi siano studenti, ad esempio, tant'è che nessuno dei ragazzi e delle ragazze (ma anche professori universitari, di cui non faccio il nome perché tronfi del loro ego potrebbero prendersela - e giugno è periodo d'esami) sa che la Mostra è gratuita. Insomma, i nostri numeri di telefono, li hai - chiama... e, se non lo fai, perché? Io ho ricevuto una mail di Todd con i suoi ultimi film. Io e te eravamo i destinatari. Dobbiamo supporre che la mail l'avesse inviata perché tu gli parlasti del fatto di presentare quel film a Pesaro, e che lui credesse che ci fossi di mezzo anch'io o che quantomeno lo sapessi - com'è che l'idea di parlarcene t'è sembrata tanto balorda? Noi siamo ingenui - e abbiamo creduto che Todd ci avesse accomunato per quello che ormai da un po' di tempo tra noi non c'era più; invece, era semplicemente il tuo profitto, che tu hai dissimulato. Ora, seriamente, che dobbiamo pensare dei tuoi film? A differenza tua, noi ti abbiamo cercato, ti abbiamo chiamato - e tu ci hai sbattuto il telefono in faccia, preferendo la messaggistica di Facebook (molto underground, da parte tua - davvero!). Se non c'è nemmeno più un rapporto umano, ma solo un arrivismo becero - che importa di tutto? che cosa sono i tuoi «piccoli film», ora? come possiamo riuscire a rivederli come li vedevamo prima? o forse, che prima li vedessimo e vedevamo te in tralice attraverso di essi, mentre ora non riusciamo a toglierti di torno e vediamo i tuoi film attraverso la tua persona, maledettamente ciellina? Caro Santini, qualcuno una volta ci disse che non si poteva coprire colla stessa coperta chiunque; questo, non lo diciamo perché nemmeno più i tuoi amici guardano i tuoi film e anzi li schifano, una volta scoperto il tuo fare viscido, bensì perché in quelle parole c'era un fondo di verità: e forse è questa la tua forza, che tu creda più nel tuo cinema che in te stesso. Ma, allora, che ne resta delle parole che sprecammo sui tuoi film? possiamo davvero disgiungere la tua persona dai tuoi film? oppure dovremmo guardare i tuoi film e riscrivere quel che abbiamo scritto una volta conosciuta la tua persona? Capisci bene che ci disarmi. E ci indisponi. Sei la DIGOS del cinema. La tua altro non è che una riterritorializzazione, quel «passare attraverso i muri» di cui diceva un generale del Mossad per annientare la Palestina. E il problema non è che ciò avvenga, perché non ce ne frega niente. Di Armocida, di Torri e della sua estenuante ricerca di Sarah Connor non ce ne frega assolutamente nulla; non ce ne frega dei film di merda, come non ce ne frega di sapere perché Michela Greco e Cecilia "guardami le tette o ti tiro una sberla" Ermini, pur svolgendo lo stesso incarico, prendano due salari diversi - non ce ne frega niente di tutto ciò. Quel che ce ne frega non è nemmeno più il cinema, l'esperienza di pura immanenza e cazzate varie. Semmai, quel che ci interessa è del cinema che interessa a noi nel modo in cui possiamo esperirlo noi - e il problema è che questo cinema è pieno di vermi che, pur facendo film all'apparenza meravigliosi, alla fin fine c'insinuino dentro un batterio che l'infetta dall'interno. Come Hegel faceva colla storia, secondo Marx. È questo, il problema: il problema è, ora come ora, poter vedere un film, esserne ammaliati, col rischio di esserne affascinati, come siamo stati affascinati dai tuoi film, dal momento che la radice di «fascinoso» è la stessa di «fascista». Capisci, vero, quel che stiamo cercando di dire - e verso cui cerchiamo di redimerci, perché è un fatto che noi abbiamo incensato il tuo cinema, e che ora ci sentiamo in colpa per aver ingannato chiunque abbia letto quelle righe in proposito? Capisci, speriamo, che è un problema d'ἐπιστήμη? Capisci, vero, che in tutto ciò tu non c'entri nulla, che il problema è a posteriori, che questa è una lettera rivolta ai nostri amici - una lettera che scriviamo per il timore dato da quel che tu hai fatto, che ci sia cioè, oltre tutto ciò che proviamo e diciamo, un'incomunicabilità che nemmeno il cinema riesca a risolvere? che noi riusciamo a perderci e, grazie al cinema, a ritrovarci - e con noi altri... Capisci che il cazzo di mondo, porcoddio, ci crolla addosso nel momento in cui, pur non avendo più niente da dirsi, nemmeno il cinema riesce a farci comunicare, a dire che, ehi, c'è Todd a Pesaro, so che sei uno stronzo e via dicendo, ma Armocida o chi per lui ha acconsentito e quindi c'è Todd a Pesaro - e te lo dico perché, nonostante tu sia un coglione e uno stronzo, è bene che tu lo sappia, visto che sei l'unica persona in Italia cui frega davvero di certe cose? Seriamente, se non c'è nemmeno più questo, se nemmeno il cinema riesce a farci comunicare, che rimane? che rimane, se non il lavoretto per la maestra-Armocida? che rimane di Todd, oltretutto? Senza dubbio, dovevamo preoccuparci già quando invitasti Censi a presentarlo, che fece una figura di merda e fu cazziato pure da Todd stesso, il quale non si sentì in linea colla genealogia pacchiana da lui inventata (Dorsky!) al fine di inserire il cinema di Todd in un quadro tanto preconfezionato quanto ignorante, ma, oltre a ciò, che altro potevamo fare? Rimaniamo afasici di fronte a questo interrogativo, forse perché non c'è risposta. Forse la domanda più giusta è: che altro potevi fare tu? Ma anche per questa non c'è risposta. Soltanto, speriamo vivamente che quel Porco te la mandi buona, per una volta.

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