Capolavori

(«Capolavoro» è una parola che non usiamo, se non a sproposito.) Questa sezione esisteva sin dall'inizio del blog, dopodiché l'abbiamo - felicemente - abolita, e ciò per varie ragioni. La rimettiamo, oggi, non tanto per ragioni avverse a quelle di cui sopra quanto, semmai, con una sensibilità diversa: questa lista, più o meno stocastica, non vale infatti che come cifra di una rilettura di ciò che è già stato letto, punto mobile di un percorso che, nel suo procedere, più o meno lento che sia, non può che guardarsi indietro, trovando in quello stesso, passato pensare il presente della riflessione... in fondo, non si pensa mai due volte la stessa cosa, ma è altrettanto vero che il pensiero, sia esso visivo, tattile o che altro, non fa che procedere ripensando a ciò che ha precedentemente pensato, o, ed è lo stesso, l'occhio che guarda lo schermo non dev'essere meno inquietato da quella palpebra bianca che è lo schermo medesimo. Non sono quindi punti fissi, quelli qui sotto: ma caselle mobili e vuote che attraggono lo sguardo, lo palpano, e lo costringono a guardare, innestando in esso una visione inquieta, un occhio che non è ma viene ad essere in vece delle scorie luminose che si compongono l'una sull'altra, in quella stessa stratificazione che è l'occhio in quanto tale. Un vedersi, quindi: che non è un mero rispecchiamento psicanalitico. Ma divenire che inquieta ogni mappatura, la quale, a sua volta (e come accadrà quest'ennesima mappatura intitolata CAPOLAVORI), non può che ritrovare in se stessa quel divenire che la fessura, la scardina e la modifica fin quasi a delegittimarla. 








Hanns Springer & Rolf von Sonjevski-Jamrowski, Ewiger Wald (Germania, 1936)
Non una Chiamata all'origine ma una chiamata dell'Origine.


Myron Ort, Love must love (USA, 1968)
La necessità come amore.


Jack Chambers, The hart of London (Canada, 1970)
«Ogni film ci mostra il cinema e ne è la morte.»


José Antonio Sistiaga, ...ere erera baleibu icik subua aruaren... (Spagna, 1970, 75')
«L'origine si oltrepassa nel dare origine e non basta mai a se stessa.»


Come se il quotidiano altro non fosse che un pretesto per poter avere del cinema...


Anne Charlotte Robertson, Five year diary (USA, 1981-1997)
L'incendio dell'immagine, la vita che vive.


Hannes Schüpbach, Toccata (Svizzera, 2002) 
La vita non sia altro che una via a Dio.


Chris Marker, Owls at noon (Prelude): The hollow men (Francia, 2005)
L'angoscia di esistere.


Paul Clipson, Union (USA, 2010)
Il divenire passeggia...


Jerome Hiler, Words of mercury (USA, 2011)
Vedere il cinema, per la prima volta.


Robert Todd, Cove (USA, 2012)
Il cinema, ovvero la vita.


Pablo Mazzolo, El Quilpo sueña cataratas (Argentina, 2012)
L'immagine manca


James Benning, Nightfall (USA, 2013)
Il più grande film della storia del cinema.


James Benning, BNSF (USA, 2013)
L'inquadratura come un frammento di un'infinità che si ripete nel differirsi da sé.


Robert Todd, Threshold (USA, 2013)
Soglie, il divenire-impercettibile del cosmo.


Mauro Santini, Fine d'agosto (Italia, 2014)
Anamorfiche naturali: l'immagine o la vita nella sua profondità di superficie.




Manela Szlam, Morfología de un sueño (Canada, 2014)
Il (dis)farsi dell'immagine.


Riccardo Vaia & Andrea Piazza, La lunghezza di Planck (Italia, 2015)
«Un fenomeno detto cinema o vita.»


Fabio Scacchioli & Vincenzo Core, Bang Utot (Italia, 2015)
Si muore del proprio sonno...



Chris H Lynn, Late autumn, early winter (USA, 2015)
L'immagine dis-appare proprio liberandosi dell'occhio.


Sandy Ding, Night awake (Cina, 2016)
La trascendenza come assoluto dell'immanenza.



Enzo Cillo, Ippocampo (Italia, 2016)
Lo sguardo brucia - l'immagine.



Flim Crew, Ludione della lampada (Italia, 2016)

L'immagine è il Fuori - l'immagine è fuori.


Endimione Crew, Eden noon (Italia, 2017)
Vivere realmente il cinema, esperire cinematograficamente la realtà.


Ignazio Fabio Mazzola, A. R. G. (Italia, 2017)
Una presenza inutile.


Davor Sanvincenti, Almost nothing: so continues the night (Croazia, 2017)
«Resistenza. Per l'arte di vivere»

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Torna su nientepopcorn, dai.

poor Yorick ha detto...

Erhm, ci conosciamo?

Anonimo ha detto...

No, ho letto qualche tuo commento sul sito e fai brutto

poor Yorick ha detto...

Ah, grazie. Comunque in Nientepopcorn mi hanno bannato per aver difeso Tarr e, insomma, con certa gente non ho niente da spartire. Specie se si parla solamente di un cinema di cui, sostanzialmente, non mi interessa.

Almost Blue ha detto...

Sai dirmi come recuperare Cove?

poor Yorick ha detto...

Qui, http://roberttoddfilms.com/rtorder.htm

Almost Blue ha detto...

Grazie

Gombrich ha detto...

Ciao Yorick,
scorrendo questa lista mi è tornata in mente una domanda che avrei voluto farti da un po' di tempo ma che, per un motivo o per l'altro, avevo rimandato. Notando che in questa pagina di capolavori compaiono soprattutto film post 2000, con alcune incursioni negli anni novanta e i titoli più vecchi che risalgono pressappoco all'inizio degli anni '80, ho cominciato a chiedermi se e come il tipo di cinema di cui parli su queste pagine possa essere inquadrato in un percorso storico, a partire dalle origini del cinema stesso. So bene che non è la prospettiva storica in senso stretto a interessarti (anche giustamente, per molti versi), ma sarei felice di capire cosa rientrerebbe in una ipotetica storia del cinema scritta da te. Non quindi una storia oggettiva nella quale siano annoverati esempi di cinema ormai consolidati per le ragioni più disparate (giuste o sbagliate che siano), ma una storia dell'idea di cinema che difendi e porti avanti su queste pagine.
Dando per scontato che alcuni capisaldi della storia per così dire ufficiale siano per te trascurabili o rigettabili in toto (suppongo, per esempio, che con la tua idea di cinema abbiano ben poco a che fare Melies, Griffith, Von Stroheim, forse anche Ėjzenštejn e, ovviamente, Welles), quali autori hanno avuto per te un ruolo decisivo in quel percorso che porta inevitabilmente al cinema che ami oggi? Io riesco a pensare solo a Jean Epstein e potrei al massimo azzardare un paio di altri nomi, ma senza esserne troppo sicuro.

Sarei molto felice se avessi il tempo e la pazienza di rispondermi. Personalmente ho scoperto da poco una certa idea di cinema e la mia indole mi spinge a indagare per comprendere il più possibile ciò che vedo, anche perché molte cose ancora mi sfuggono o non ho gli strumenti per capirle appieno.

Grazie

poor Yorick ha detto...

Grazie per la domanda. In effetti, è una domanda importante. Io, onestamente, non me la sarei posta, cioè non è nei miei interessi fare un discorso storico, e però per via della tesi sono costretto a rifletterci. Dunque, che dire? Innanzitutto una cosa, e cioè che questo non è un blog che voglia fare un discorso completo sul cinema: in un certo senso, vogliamo essere politici proprio in questo, e così abbiamo creato la sezione Simulacri per intendere quei capolavori che, comunque, ormai capolavori non sono più o, meglio, sono ormai parecchio storicizzati e metabolizzati. (Il che dovrebbe aprire una parentesi su cosa sia e cosa non sia un capolavoro, ma lasciamo stare.) A ogni modo, è palese che non ci sia più la possibilità di una storia che sia altra del cinema, e questo credo sia dovuto molto alla rivoluzione (?) digitale che ha coinvolto (e sconvolto?) il cinema. Semmai, come suggerisci tu, una possibile storia sotterranea, che, però, deve guardare più al passato remoto che a quello più recente. Detto questo, io credo che una storia per così dire sotterranea ci sia in quanto abbia effettivamente creato dei microcosmi filmici che non si riducono a singolarità filmiche (penso a tutta la New American Cinema, ad esempio); la tracciabilità di essa, però, è di difficile definizione, almeno per me adesso: senza dubbio, ci sono stati i Lumière... ma poi? subito Duchamp? E però allora consideriamo solo quel cinema sperimentale che non necessariamente fa storia con, ad esempio, quello etnografico, che pure ha subito certe ingiurie da parte di critici e storici. Per cui, sì, non sono ancora pronto per fornire una risposta che sia anche solo lontanamente parziale sull'argomento; ci sto riflettendo, e nell'arco di qualche mese, almeno un abbozzo di risposta - spero - di averlo.

Gombrich ha detto...

Grazie della risposta, Yorick. Sono curioso di leggere cosa scriverai tra qualche mese, allora; nel frattempo rifletterò su alcuni degli spunti sollevati dalla tua risposta a partire da quello, tanto complesso quanto interessante, sul concetto di capolavoro. Vado a darmi un'occhiata più approfondita alla sezione "Simulacri", tanto per cominciare.

A Duchamp non avevo pensato, ma in effetti mi pare comunque importante alla luce di alcuni sviluppi recenti.
Su Ėjzenštejn supponevo bene o mi sbagliavo? Ha comunque una sua importanza, secondo te, nell'ambito della ipotetica storia sotterranea di cui stiamo parlando o è fin troppo istituzionalizzato e/o legato a forme poco avanguardistiche? Ora che ci penso, proprio a voler restare in territori analoghi, forse Vertov sarebbe più interessante. Comunque dico tutto ciò sulla base di conoscenze fin troppo parziali e frammentarie, quindi perdonami se il mio discorso a volte può sembrare un po' lacunoso o incompleto.

Intanto grazie ancora degli spunti e a presto.

poor Yorick ha detto...

Sicuramente Vertov è molto più interessante di Ėjzenštejn, epperò non si capisce Vertov senza Ėjzenštejn (oppure sì). Comunque, c'è tutta una scuola acquatica, anche prima del cinema francese d'anteguerra, così come tutto un mondo documentaristico che stava appena dopo i Lumiere - entrambe cose che che secondo me vanno rivalutate. Il punto fondamentale, a ogni modo, resta il fatto che una storia sotterranea non può non confrontarsi colla storia istituzionale e istituzionalizzata del cinema, cosa che invece può fare la storia istituzionale e istituzionalizzata del cinema nei confronti di quella sotterranea, e anzi il divario tra le due è che la seconda si fonda proprio su questa impossibilità di confronto.

Gombrich ha detto...

Verissimo. Il discorso comunque è molto interessante e sono felice sia venuto fuori. Approfondirò un po' la materia e magari tornerò a fare qualche considerazione. A presto.

poor Yorick ha detto...

Grazie per la problematizzazione. A presto!

Posta un commento