Che cos'è il cinema contemplativo?

ViS,
con profondo rispetto
e amicizia.

Cos'è il cinema contemplativo è la domanda che ci si pone in segreto, in quella particolare forma di intimità che sovviene quando il dubbio è esteso a tutto ed è così radicale da inchiodarti nella tua incertezza, nella tua inquietudine, nella tua persona. Nella fragilità che ti espone al ridicolo di chi ti è caro, perché che cos'è il cinema contemplativo è la domanda che si pone chi non ha capito cosa sia il cinema contemplativo – e la pone a sé, destinando così la domanda a rimanere senza risposta, gorgheggiante nelle pieghe, nel profondo, e di tanto in tanto emergente come una possibilità che scaglia nuova luce sulla proiezione cui si sta assistendo. Ecco, il cinema contemplativo è questo emergere del possibile: emerge dal possibile, è forma e, come tale, implica una sostanza da formare e informare, da contemplare. Se il cinema postmoderno, a esso coevo, si configura come «fun» (cfr. Jullier), il cinema contemplativo vuole essere percettivo e metafisico (Reygadas), ironico e tragico (Hsiao-hsien), pomposamente o eccezionalmente minimalista (Escalante). Invano si cercheranno i pionieri di questo cinema, scavando magari nei meandri delle cinamatografie più remote, da Dreyer ad Angelopoulos, passando al setaccio Antonioni, Bergman e Tarkovskij, perché il cinema contemplativo è il film contemplativo, non una specie ma un individuo che, nel suo modularsi, si fa contemplativo. Come spiegare, altrimenti, l'assonanza tra Un lac e Jiaoyou, come incastrare la verbosità di Historia de la meva mort in un genere che trova tra le sue massime espressioni il silenzio estatico di Hors Satan? Appunto, nel fatto che non esista un genere, un filone cui ricondurre le varie pellicole, il che tra l'altro scardina la domanda originaria; cos'è il cinema contemplativo, infatti, è una domanda sporca, infima, pericolosa, perché vorrebbe estendere lo sguardo alla totalità, esaurire l'argomento, porre dei paletti e territorializzare, quando invece bisogna diffidare dei manualismi, delle ontologie che, volgendo l'analisi indietro nel tempo, vanno a configurarsi come teleologie più esclusive che inclusive. Si direbbe che il cinema contemplativo preferisca il montaggio interno attraverso lunghe carrellate (Tarr) o la lentezza estraniante di queste (Fliegauf) allo zoom che dettaglia l'immagine e dirige lo sguardo dello spettatore, che quindi prediliga la libertà di scelta e movimento dello spettatore (Lav Diaz) alla costrizione, alla coercizione di un regista-tiranno, la possibilità alla necessità, l'identificazione con l'occhio della mdp all'identificazione con tale o tal'altro personaggio, oppure che il cinema contemplativo sia un cinema di sottrazione anche quando narrativo, mostrativo piuttosto che dimostrativo, isola più che continente o arcipelago di citazionismi e derivazioni di sorta, eppure non si centrerebbe ancora il punto, non si risponderebbe alla domanda. Cos'è il cinema contemplativo? È il cinema che ti permette di divagare con lo sguardo, di sospendere il momento e al contempo dilatarlo e rarefarlo, di pensare per interpretare, di fare tuo il film, di essere sceneggiatore di un secondo film (lo spettatore-attore, l'attore che diviene spettatore: cfr. Fantasma), quello che rammenti una volta terminata la pellicola, quando ne scrivi nel blog o ne parli con gli amici. È il cinema che si fa film, che si particolarizza e fugge gli schemi e dagli schermi per farsi realtà e rinnovarsi ogni volta, irriproducibile nella sua riproducibilità perché differente a seconda, anche, dell'animo dello spettatore... ma ancora non basta. Non si cercherà, qui, di fare un'ontologia del cinema contemplativo, la domanda è capziosa e fallace, sbagliata in partenza, improponibile, eppure viene posta, io e l'amico ViS ce la siamo posta più volte, notando una certa tendenza, propria anche di un cinema tra virgolette commerciale (v. Canìbal), a rendere estatico l'attimo, ma anche quando, faccia a faccia, ce la siamo rivolta ad alta voce, l'uno all'altro, non abbiamo avuto di che rispondere. Perché rispondere? Non ce n'è motivo, non ci deve essere motivo. Il cinema contemplativo diviene, si riformula e si disgrega, è perennemente inattuale. Umano, troppo umano, e dunque fastidioso perché, per quanto composto nell'estetica, dà l'impressione di voler essere intellettuale e indecifrabile, cinema per pochi. No, niente di tutto questo. Il film contemplativo non è mai per pochi, è semmai di pochi (di nuovo il pubblico per la proiezione di Los muertos in Fantasma), perché sono ancora molti coloro che vogliono il cinema come «fun», come divertimento, come svago o, d'altro canto, come riflessione o ricerca che corrobori le proprie convinzioni, insomma sono ancora molti quelli che vogliono utilizzare il cinema, farne strumento. Il cinema contemplativo lancia una sfida, chiede risposte e richiede quello sforzo che solo l'arte, quand'è tale, richiede per poter ripagare. È un orizzonte vasto, quello che dischiude, e tre quarti dei film contemplativi sono ancora da scoprire perché fuori dai grandi circuiti, dall'imperialismo delle major. Richiede la curiosità di ricercare e scoprire, la fratellanza e l'amicizia del passaparola, del consiglio. Ultimamente, però, i blog si sono dovuti presto cimentare nelle sfide più impensabili, prima tra blogger di etiche e gusti differenti, poi con avversari esterni, più subdoli e insignificanti come le pagine Facebook o i vari Tumblr, dove basta qualche foto, il post di un video e il gioco è fatto. Non si prende più il cinema seriamente, perché sono diventati tutti cinefili. Tutti, tranne i blogger, che ancora trovavi lì a provarle tutte (tra gadget di lettori fissi e visualizzazioni statisticizzate in maniere inquietantemente dettagliate) per essere letti, per far sì che non solo il film venisse visto ma che anche la loro opinione, la loro misera esegesi fosse presa in considerazione e desse il via a una discussione o, più semplicemente, che qualche lettore, più o meno sprovveduto, si sentisse affiliato al blogger; ora nemmeno più questo, perché i blogger hanno iniziato a suicidarsi, a stilare le solite liste, a spersonalizzarsi in agenzie ANSA postando gli incassi del week-end e a lasciare commenti insipidi solo per riceverne di altrettanto insipidi e incrementare così le visite e i commenti del proprio blog: anche noi blogger, purtroppo, siamo diventati cinefili. Bisogna allora tornare indietro, tornare al film e non considerare nient'altro, solamente il film nella sua peculiarità, nella forza sismica che crolla lo spettatore schiantandosi nella sua vita. In un certo senso potremmo ora dire che il cinema contemplativo richiede che si sia persone prima che spettatori, fa in modo che si ritrovi quella dimensione umana che, «in questi tempi chimicamente tormentati» (DFW), si è andata sbiadendo se non anche perdendo. Per questo è impossibile darne uno statuto ontologico, farne un'esegesi, perché ci coinvolge come persone, come realtà. Al cinema contemplativo, al massimo, può essere fatta una dichiarazione d'amore, come questa.

8 commenti:

Frank ViSo ha detto...

La presentazione ideale per un blog essenziale!

vincenzo ha detto...

notevole, davvero.

Anonimo ha detto...

Che facoltà hai frequentato o frequenti?

poor Yorick ha detto...

Filosofia.

Marco ha detto...

Questo spiega molte cose............

Rizoma ha detto...

Buongiorno, scrivo qui perchè mi sembra il posto giusto dove chiedere su un film "contemplativo". Ho trovato in rete "Beskonechnost" di Khutsiev, ma senza alcun sottotitolo (si lo so che i dialoghi sono pochi). Per caso Hai qualche fonte per i sub in inglese? Oppure hai la versione di fuori orario? Thks

Francesco Cazzin ha detto...

È da anni ormai che non seguo più la roba contemplativa...

Anonimo ha detto...

La "roba contemplativa" ridicolo!! :D Ti conosco da molti anni, qualche anno fa uno dei tuoi film preferiti era forrest gump poi è diventato una merda, poi sei passato a votare 8 o 9(non ricordo esattamente) su 10 a quella stronzata di spring breakers, poi sei approdato a questo tuo "cinema contemplativo"( la sola denominazione mi fa ribrezzo) denigrando tutto il resto, infine (con grande ritardo devo dire) ti sei dato al cinema sperimentale ovviamente anche questa volta come le volte prima sparando merda su tutto ciò che era preceduto, il prossimo passo qual è? ti proclami porta bandiera di un cinema che non hai scoperto tu e che non ti appartiene, il cinema è bello perchè è come la vita, è vario e tu come nella vita continui a cagare fuori dal water, attento le montagne di merda col tempo puzzano

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